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domenica 17 aprile 2016

Torraca il prossimo 25 aprile onora le radio libere!

Lunedì 25 aprile 2016, Festa della Liberazione, in un piccolo centro della provincia di Salerno verrà intitolata alle “Radio Libere” in Modulazione di Frequenza una bellissima piazzetta del centro storico, in prossimità dell’antico palazzo baronale.
L’evento si svolgerà nel Comune di Torraca, centro collinare a pochi chilometri da Sapri, dove il Sindaco, Domenico Bianco, ha voluto scegliere questa importante data per l’Italia per onorare le Radio Libere, che, come ci dice, negli anni Settanta hanno caratterizzato una stagione di grande tensione civile che si placò soltanto quando una celebre sentenza della Corte Costituzionale sancì la tanto desiderata “Libertà d’Antenna”.

La data scelta omaggia questo grande esempio di libertà, appunto quello della liberalizzazione dell’etere; ma l’intitolazione cade anche in occasione dei festeggiamenti del Quarantennale della nascita delle Radio Libere (1976-2016). Un grande fenomeno che ha interessato la nostra nazione già a partire dalla seconda metà degli anni ’70 e fino agli inizi degli anni ‘80.
Vogliamo sperare che anche altri comuni, seguendo l’esempio di Torraca, possano intitolare strade o piazze a questo importante fenomeno che ha ampliato le nostre libertà; offrendo alle nuove generazioni la possibilità di interrogarsi e riflettere su questa bella opportunità di crescita liberale e culturale che ci è stata concessa nel 1976, appena quarant’anni fa!

lunedì 30 settembre 2013

E dopo trentatré anni, siamo ancora in onda!


Domani 1° Ottobre 2013 festeggeremo il nostro 33° anno di attività, e lo faremo assieme a voi.   
Siamo contenti per questo giorno perché dopo trentatré anni siamo ancora in onda e questo lo dobbiamo a quanti ci hanno seguito in passato e ai tanti che continuano a seguirci anche oggi.
Ma anche a tutte le ditte che intelligentemente hanno investito nella loro pubblicità sulle nostre frequenze (ottenendo tra l’altro un ottimo risultato in termini economici), dandoci la possibilità di superare anche i momenti più difficili.
Radio Studio CentroConsorzio Radiofonico Siciliano è nostra, ma anche vostra, perché siete voi che la tenete viva con il vostro fedele ascolto! 
L’ impegno che rinnoveremo in questa ricorrenza è quello di proseguire a far bene il nostro lavoro, continuando a dare il massimo, sempre in maniera seria e professionale... Il vostro impegno dovrà essere quello di continuare a sostenerci e a seguirci sempre!
Un grazie di cuore a quanti ci seguono da parte della Società Due Erre Italia Group e dallo Staff di Radio Studio Centro CRS – Marineo (Palermo)

lunedì 15 luglio 2013

Film che parlano di radio…



In passato abbiamo recensito libri che parlano di radio, abbiamo pubblicato degli articoli sulle curiosità legate alla radio e oggi, in questa calda giornata d’estate, parleremo finalmente di film dedicati alla radio. Di pellicole che parlano delle emittenti radiofoniche libere italiane nate negli anni '70, ce ne sono poche, l’ultima realizzata nel 2004 è “Lavorare con lentezza” di Guido Chiesa che racconta la storia della mitica Radio Alice. Nel 2000 venne realizzato il celeberrimo “I Cento passi” di Marco Tullio Giordana, film che parla della tragica morte di Peppino Impastato e dell’esperienza di Radio Aut, emittente da lui fondata.
Oggi vi parleremo di un film che abbiamo visto di recente e che ci ha dato delle emozioni incredibili, perché noi quei tempi li abbiamo vissuti. Stiamo parlando di “Radiofreccia” di Luciano Ligabue un film del 1998 che narra la storia di un’emittente immaginaria Radiofreccia, appunto, una piccola emittente emiliana che chiude i battenti nel 1993 un minuto prima del compimento dei suoi diciotto anni di vita.
Il film è tratto dalla raccolta di racconti “Fuori e dentro il borgo” di Luciano Ligabue ed ha segnato anche il debutto alla regia cinematografica del cantante rock.
Locandina del Film
Questa in breve la trama del film:
Nella sua ultima trasmissione, lo speaker Bruno Iori intrattiene i suoi ascoltatori con la storia dell’emittente, che un tempo si chiamava Radio Raptus e dei suoi fondatori Ivan Benassi, detto Freccia, Iena, Tito e Boris. Cinque ragazzi emiliani, desiderosi di esprimere le proprie idee e di trasmettere musica rock attraverso una piccola emittente radiofonica.
Creata nel 1975, nella soffitta della casa di Bruno, aveva come dotazione un trasmettitore da 5 watt, due giradischi, un mixer, un registratore, un microfono, un paio di cuffie e qualche disco in vinile. Bruno è uno studente, mentre gli altri soci sono tutti operai, che trascorrono il tempo libero per le vie del paese alla ricerca del segnale di Radio Raptus.
Ivan, soprannominato Freccia spicca su tutti e diventa il leader del gruppo. E’ molto fragile per causa della prematura morte del padre e dai continui scontri con la madre, ed è proprio per questa situazione che il ragazzo è costretto a lasciare la sua casa e a trasferirsi nella soffitta di Bruno dove era installata la stazione radio. Da qui cominciano i guai. Freccia comincia a frequentare cattive compagnie; si innamora di una ragazza tossicodipendente e finisce anche lui a drogarsi. Si convince, come spesso accade, di poter smettere di drogarsi in qualsiasi momento ma purtroppo non è così! Il ragazzo muore per overdose. I suoi amici decidono allora di dedicargli la piccola stazione radio per ricordarlo, così Radio Raptus viene ribattezzata Radiofreccia in suo onore. Un’emittente che chiuderà i battenti prima del compimento dei suoi diciotto anni, così per come è accaduto a Freccia.
L’epilogo del film è quello in cui Bruno saluta gli ascoltatori mandando in onda una vecchia audiocassetta registrata, nella quale Freccia parla di se, in un monologo dai toni emozionanti.
Consiglio vivamente la visione del film Radiofreccia a tutti i nostri amici che volessero immergersi nel clima che si respirava nelle radio libere degli ultimi anni ‘70 e dei primissimi anni ’80, radio messe in piedi con pochi soldi e tanta fantasia da pionieri che parlando liberamente, raccontandosi agli ascoltatori, trasmettendo buona musica, hanno spesso dato un senso alla propria esistenza e a quella di tanti ascoltatori che li seguivano.
Buon ascolto e buona visione!

Salvo Rallo

lunedì 30 novembre 2009

Radio Studio Centro… è un meraviglioso mondo!

Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano è una emittente considerata storica, perché creata trenta anni fa continua ancora oggi la sua attività, conquistandosi il consenso dei suoi ascoltatori, sempre più numerosi. E’ nata nel 1980 a Marineo, piccolo centro della provincia di Palermo, ad opera di Salvo Rallo e di alcuni suoi fidati amici (Franco; Antonio; Pino; etc.) che decisero di creare una nuova radio libera per dare voce a se stessi e a quanti ne sentivano la necessità. Infatti uno slogan della Radio recitava proprio così “Radio Studio Centro dà voce a chi non ha voce!”
In tanti anni di attività ci sono stati molti avvicendamenti nella compagine iniziale dell’Emittente e anche sotto il profilo editoriale. Oggi, l’editore proprietario del marchio Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano è la “Due Erre Italia Group” ma continua la preziosa collaborazione dei nomi che hanno fatto la storia dell’Emittente, tra tutti Salvo Rallo, ma bisogna ricordare anche Giuseppe Spinella, Nino Di Sclafani, Maria Antonina Rubino e tanti altri che con il loro apporto, continuano a far grande Radio Studio Centro.
Il target degli ascoltatori è young - adult dai 16 ai 50 anni, quindi la programmazione è rivolta a questo genere di pubblico: musica, informazione, programmi culturali e di approfondimento ma anche intrattenimento.
Molte sono le lettere, le mail che gli ascoltatori inviano alla Radio, sopratutto di giovani che ribadiscono l’importanza dell’ascolto della radio nelle loro giornate; scrivono: “...Ci sono dei programmi culturali e musicali, specialmente la domenica, e devo dire che sono fatti bene con servizi e collegamenti interessanti e spesso li ascolto… (Martina) oppure “… ho avuto modo di ascoltare la parte finale di una trasmissione d’informazione che conteneva parecchi servizi giornalistici molto interessanti, che mi hanno colpito molto (Francesca). Molte di queste lettere vengono poi pubblicate nel Blog della Radio.
La Radio è radicata nel proprio territorio e gli ascolti lo testimoniano. Qualunque attività culturale viene ripresa e trasmessa sulle frequenze di Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano, come in occasione di presentazioni di testi di autori locali, di supporti multimediali, CD musicali di cantanti e gruppi locali o di autori siciliani; ma anche convegni, giornate in memoria e molto altro. La domenica, nel programma contenitore “Domenica Cultura” vengono trasmesse interessanti trasmissioni realizzate dalla redazione giornalistica dell’emittente, ma anche da altri soggetti esterni, sia operanti nel territorio limitrofo (Associazioni no-profit e/o culturali) che dall’estero. Importante è la collaborazione con la Radio Vaticana che oltre a fornire l’informazione nazionale e internazionale, garantisce la messa in onda di programmi di cultura e d’informazione non solo religiosa.
Sono passati trenta anni e il gruppo dei giovani collaboratori di allora è diventato un vero e proprio team, persone più mature, anche stempiate! Con tantissimi impegni, ma che comunque continuano ad avere l’impegno e l’entusiasmo dell’inizio di questa loro avventura con la radio.
La freschezza che si respira a Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano è una delle caratteristiche principali, che la distingue dalle tantissime radio che affollano l’etere. Molte radio in attività, oggi, sono realtà nazionali che nulla hanno a che fare con le problematiche locali; altre imitano, senza identità le realtà più grandi, nascondendosi, quasi vergognandosi di essere radio libere locali. Poche sono le radio libere locali che non hanno perso la propria identità, una di queste è Radio Studio Centro.
Concludendo bisogna dare un cenno al bellissimo sito http://www.radiostudiocentro.it/ la finestra della Radio, dove si può ripercorrere tutta la storia di questi trenta anni di attività, e il Blog http://radiostudiocentro.blogspot.com dove chiunque può dare il proprio contributo entrando a far parte della grande famiglia della radio, perché Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano è un meraviglioso mondo, facilmente ascoltabile e fruibile da tutti!

dalla Rete

venerdì 31 luglio 2009

Libera la mente!

La Radio”… mitico brano di Eugenio Finardi descrive perfettamente quello che è stato lo spirito delle prime radio libere italiane: “Amo la radio perché arriva dalla gente, entra nelle case e ci parla direttamente, se una radio è libera ma libera veramente, piace anche di più perché libera la mente”. Oggi si tende a generalizzare e radio libera e radio privata diventano dei sinonimi. Ma la radio libera non aveva niente a che vedere con la radio privata così per come la si intende oggi.
Sul finire degli anni settanta, chiunque avesse un'attrezzatura minima ed alcuni dischi faticosamente comprati o prestati da amici poteva avere il suo piccolo spazio, che sovente non andava al di fuori dal proprio paese natio, ma era lo spazio necessario per trasmettere il proprio pensiero e il proprio entusiasmo.
Ogni quartiere di una città, ogni paesino, anche il più sperduto, aveva la sua radio libera e i volti dei DJ erano quelli delle persone che si incontravano tutti i giorni.
Chi possedeva apparecchiature professionali, poteva permettersi, in un etere non intasato, di raggiungere anche zone lontane dal punto di trasmissione.
L'entusiasmo, la voglia di trasmettere erano le armi vincenti di queste radio, ma anche il loro limite, perché ci si doveva, alla fine, scontrare con la logica di mercato. Il prezzo che si dovette pagare fu quello di dover concedere spazi sempre maggiori alla pubblicità e di modificare il tipo di radio che si metteva in onda, così da libere diventarono radio private. Alcune lo diventarono fino al completo stravolgimento, in totale servilismo al dio denaro, non tenendo più conto della creatura ideata e portata avanti con passione.
Fortunatamente c’è chi come noi di Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano ha deciso di fare una radio “semi-libera” nel senso, che tiene conto del mercato non perdendo però la freschezza di un tempo e la voglia di fare radio tipica delle prime esperienze che ognuno di noi ha fatto sul finire di quei mitici anni settanta.
Si parlava di freschezza, dei volti dei Disck Jokey che si incontravano tutti i giorni, delle mille voci che affollavano l’etere.
Anche noi abbiamo avuto i nostri DJ, e in questo Post vogliamo parlarvi di loro, e di uno in particolare…
Siamo negli anni ’80, precisamente nel 1986, i successi del famosissimo duo Lowe-Tennant ovvero i Pet Shop Boys sono noti anche ai sassi. Suburbia e Paninaro impazzavano sulle nostre frequenze.
Un pomeriggio mi trovavo in radio e venne a trovarmi un ragazzo, si presentò, disse di chiamarsi Giuseppe Spinella, di essere uno studente liceale e soprattutto che gli sarebbe piaciuto fare radio. Era vestito alla moda dei “paninari” di quel tempo, con giubbotto, jeans larghi e scarpe da tennis griffati. Quella moda era caratterizzata, tra l'altro, oltre che dall'ossessione per l'abbigliamento, dal rifiuto della politica e l'adesione a uno stile di vita fondato sul consumo, dal divertimento ad ogni costo e dalla spensieratezza. Per capire meglio chi avevo davanti cominciai a fargli delle domande. Chiesi che genere di musica ascoltasse e lui mi disse musica moderna, era un fan dei Pet Shop Boys, ma tenne a precisare che non disdegnava gli altri generi. Chiesi cosa avesse voluto fare in radio e lui mi disse che gli sarebbe piaciuto ascoltare la musica, mandare i dischi anche senza parlare. Il suo sogno era di apprendere l’arte di trasmettere e realizzare un suo programma parlato. Chiesi altre cose e capii che era poco “paninaro” forse solo fan dei Pet Shop Boys. Quindi non era un semplice ragazzetto viziato che voleva mettersi in mostra facendo radio, era molto più maturo della sua età e diverso da come si presentava.
Subito gli proposi, di imparare a mandare musica. Lui accettò stupefatto e pochi minuti dopo stavo spiegandogli cosa era un mixer, a cosa serviva, come si usavano il giradischi, le piastre a cassette e a bobine, i dischi e i nastri. Tutto quello che era la radio di una volta. Feci fare una prova pratica di missaggio e poi dovendomi allontanare, gli affidai la radio per pochi minuti. In faccia era esterrefatto, incredulo, pochi minuti prima aveva un sogno e ora lo stava realizzando. Andai, e in auto con un collega ascoltammo cosa combinava Giuseppe. Mandò tutto il repertorio dei Pet Shop Boys, ma anche Mina, De Gregori e i Pink Floyd. Fece tutto quello che gli avevo detto, mandò anche i jingles e la pubblicità all’ora prestabilita. Quando ritornai feci finta di non sapere cosa fosse accaduto, e chiesi a lui stesso. Imbarazzatissimo mi raccontò di quella sua prima esperienza, della sudata che si era fatto. Gli dissi di tornare. E lui, emozionato accettò.
Avevo intuito bene, Giuseppe divenne uno dei più assidui frequentatori della radio, ma non perse la bussola. Studiava a Palermo, tornava a casa faceva i compiti e nel tardo pomeriggio veniva alla radio per appagare il suo bisogno di evadere con la musica. Perché la musica rilassa, fa bene al corpo e all’anima.
La storia di Giuseppe Spinella con Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano si interruppe quando già frequentava l’Università. Quando cercò di trovare con grandi sacrifici la strada della sua vita. Era cresciuto con noi, era diventato adulto, con i suoi sogni, le sue aspirazioni, ma mai perdendo quella rettitudine, quell’intelligenza, quel senso di dovere che lo ha sempre contraddistinto, per come già avevo capito quel pomeriggio, quando venne a proporsi.
Così ci perdemmo di vista per alcuni anni, quelle rare volte che ci incontravamo ci salutavamo e lui mi chiedeva sempre… la radio? E io: funziona!
Nell’estate del 2006, ci incontrammo e mi parlò dei suoi nuovi interessi, era impegnato nel sociale e gli sarebbe piaciuto fare dei programmi che parlassero di vita.
Parlammo degli anni ‘80 dello stile di vita dei “paninari” che rifiutavano di occuparsi degli aspetti dell'esistenza e rifiutavano ogni forma di impegno sociale e ci scherzammo sopra.
Gli anticipai così del progetto che tanto avevo a cuore, che da lì a poco sarebbe partito in radio; l’ideazione di una serie di trasmissioni dal titolo “Domenica Cultura”, perché noi di Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano abbiamo ancora la freschezza di trenta anni fa e facciamo come già detto una radio “semi-libera” e mai privata e solo commerciale che mira ai soldi e non alla sostanza della musica e dei programmi!
L’idea gli piacque, e si impegnò nell’ideazione e realizzazione di un programma religioso e di uno che si occupa di associazionismo. E così partimmo per questa nuova avventura domenicale e dei programmi di approfondimento interamente parlati, per un pubblico più attento.
Lo ripeto sempre, chi non fa radio o non l’ha mai fatta non può capire, l’etere ti entra nelle vene, diventa parte di te e tu diventi parte di essa. Un connubio che ci ha fatto crescere tutti.
Giuseppe Spinella ha iniziato col mandare solo musica, ha fatto programmi di intrattenimento e oggi egregiamente ci parla di “vita” nelle sue trasmissioni.
Vorrei chiudere con un estratto del brano di Lowe-Tennant “Paninaro” che parla di quella moda scoppiata a Milano, ma vorrei farlo con queste parole:

Adesso che Te ne sei andato, sono solo
Il mio cuore è in pezzi e voglio andare a casa
Sai che è tutto finito, e che sei sfortunato
Ti senti cosi depresso, vuoi autodistruggerti
Avevo bisogno di Te e anche Tu mi amavi
E adesso non so che fare
Ma la vita va avanti, e così la storia

Tu! Tu sei il mio amore,
Sei la mia speranza
Tu sei il mio sogno, la mia vita, la mia passione
Il mio amore, il mio sesso, il mio denaro

Paninaro, Paninaro oh oh oh

Giuseppe, in fondo anche nelle canzonette puoi trovare dei significati che ti cambiano la vita!


Salvo Rallo

giovedì 30 aprile 2009

“Libere!”. In un libro, la storia delle radio libere italiane


E’ uscito Libere! - L'epopea delle radio italiane degli anni '70. Un libro che racconta la storia delle radio libere, private e locali italiane; un’epopea nata nella seconda metà degli anni ’70. L’autore è Stefano Dark, l’editore è Stampa Alternativa (Nuovi Equilibri).
In questo testo l’autore ci spiega il perché le emittenti si chiamavano libere e che cosa hanno rappresentato per le comunicazioni di massa italiane.
Una storia nutrita da tante storie e da tanti nomi che ha inizio nella seconda metà degli anni Settanta, del secolo scorso, quando si ha un nuovo valore di “libertà”, quello di poter trasmettere.
Si parte dalla nascita della radio in Italia e si apre con il nome di colui che viene considerato il padre della moderna radiofonia, Guglielmo Marconi. Si parla della radio durante il Fascismo, la guerra e la ricostruzione, per arrivare ai primi programmi di successo della monopolista Rai (Alto Gradimento, Per Voi Giovani, Bandiera Gialla), negli anni sessanta. Il modello dell’ente radiotelevisivo di Stato era obsoleto e i suoi limiti erano evidenti a tutti, specie ai più giovani. Le emittenti private invece avevano uno stile fresco e leggero e sapevano unire tanta buona musica con le parole di illustri sconosciuti, con voci “calde e suadenti”.
Un clima altamente contestatario era quello degli anni settanta! In un particolare contesto politico, caratterizzato da un fermento sociale e culturale, ma anche grazie ad una spinta tecnologica, con la commercializzazione degli apparecchi radio a transistor e la FM o modulazione di frequenza in stereofonia, si influenza la nascita delle prime emittenti libere italiane.
Anche la normativa da una mano, con la sentenza della Corte Costituzionale n. 202 del 26 luglio 1976 scoppia la stagione delle radio private e locali, e si infrange, di conseguenza, il monopolio della Rai. La Corte Costituzionale con questa sentenza dichiarò illegittimi gli articoli che non consentivano impianti di diffusione radio non eccedente l'ambito locale, in quanto, come si legge, negare la disponibilità all'iniziativa privata costituzionalmente sancita equivale a violare i principi di uguaglianza e la libera manifestazione del pensiero.
Ma l’Italia è un caso a parte rispetto al resto d’Europa per i modi, a volte pirateschi, per arrivare alla liberalizzazione dell’etere; senza una normativa seria e puntuale che è mancata. Ma solo in questa maniera si è potuto avere un pluralismo mass-mediatico e l’apertura ad un sistema concorrenziale, che è la via a un reale pluralismo nel Paese.
La nuova radio era innovativa, creativa e fucina di sperimentazione. Ha rivoluzionato i linguaggi e si è avvicinata alla gente e ai suoi bisogni, ma la politica questa rivoluzione non l’ha neppure capita.
Questa storia raccontata da Stefano Dark è densa di documenti e di testimonianze. Nelle pagine del libro si parla di radio impegnate e di evasione, stazioni religiose e antenne di servizio, ma anche di controinformazione, partecipazione e del Settantasette; delle grandi radio delle metropoli ma anche quelle piccolissime della più remota provincia.
Mille canali che affollavano un etere che era un Far West radiofonico.
Nostalgico, per noi che facciamo radio il paragrafo coi nomi delle radio di un tempo, i cosiddetti “cento fiori”, e dei personaggi “famosi”, nonché, alla fine del libro, “l’indice delle radio”.
Libere! - L'epopea delle radio italiane degli anni '70 si rivolge non solo a tutte le persone che hanno vissuto e vivono nell’ambiente radiofonico, ma anche a chi vuole conoscere meglio l’Italia di ieri e di oggi.
A più di trent’anni da quel fenomeno, oggi sono davvero poche le radio libere che ancora resistono, ma comunque bisogna dire che tutte hanno lasciato una traccia indelebile.

martedì 31 marzo 2009

Quando sfiori il mondo con la radio in sintonia, se guardi nella Luna vedi il Sole…

Sono poche le canzoni che parlano di radio, anche se la radio è stata il primo mezzo di diffusione della musica.
La musica, che ha iniziato ad affermarsi all’inizio dello scorso secolo, grazie alla radio, nuovo mezzo trasmissivo, prima era diffusa, cioè suonata e fruita nello stesso momento dell'ascolto quindi in diretta. Per questo le trasmissioni si chiamavano di radiodiffusione o meglio di broadcasting.
Fino agli anni quaranta le esecuzioni di concerti erano riprese dal vivo, parecchie anche di musica leggera.
Dovette passare parecchio tempo per arrivare la distribuzione, cioè la registrazione di brani musicali su disco o su nastro magnetico e la vendita al pubblico su vasta scala. Infatti solo dal secondo dopoguerra il disco è diventato la fonte principale per la fruizione di musica, anche via radio.
Vi erano dischi a 78 giri, a 33 giri e 1/3 e vi erano pure dei dischi speciali utilizzati dalle sole radio (di 44 cm di diametro); più tardi arrivò anche il famoso 45 giri. Il disco o il nastro davano alle emittenti radiofoniche la possibilità di trasmettere tanta musica e promuovere, con il supporto delle case discografiche, gli stessi dischi.
Negli anni cinquanta inizia la diffusione di stazioni e ricevitori in Modulazione di Frequenza (FM), una tecnica innovativa per quel tempo, che dava maggiore fedeltà nell’ascolto a differenza delle varie tipologie di trasmissione fino a quel momento utilizzate. Le Onde Lunghe venivano utilizzate per trasferire il segnale radio lontano (ad esempio tra le due coste dell’oceano), le Onde Corte quando vi erano problemi con l’orografia del territorio (il segnale arrivava anche nei paesi circondati da catene montuose) e le Onde Medie, le frequenze maggiormente utilizzate in quei tempi, con trasmettitori di grandissima potenza per poter essere facilmente ascoltabili da chiunque avesse a disposizione un’apparecchio radio, il sogno di tante famiglie, ma con qualità di ascolto davvero molto scarsa.
Il segnale in Modulazione di Frequenza è una tecnica anche in grado di trasportare sulla stessa portante due canali separati, e quindi di trasmettere in stereofonia. Per questi motivi la FM è diventata il canale preferenziale per l'ascolto di musica ad alta fedeltà.
Le radio libere, che hanno adottato sin da subito la Modulazione di Frequenza e la stereofonia, nascendo come uno strumento di intrattenimento incentrato essenzialmente sulla musica, hanno dato un grande contributo allo sviluppo del mercato discografico.
Quindi la radio, la grande invenzione di Guglielmo Marconi, si basava e si basa prevalentemente sull’intrattenimento musicale.
Ma come si è detto poche sono le canzoni che parlano di radio e in questo Post vogliamo ricordarne alcune tra le più significative per far comprendere come la radio entri a far parte della vita di ogni persona, trattandone alcune volte l’aspetto sentimentale, altre volte la vita sociale evidenziandone dei disagi, altre volte invece semplicemente facendo compagnia, portando la mente verso pensieri piacevoli...

Già con “Musica ribelle” nel 1976 Eugenio Finardi aveva cominciato a parlare di radio, e parlando di una certa Anna ci dice che…
…ascolta la sua cara radio per sentire
un po’ di buon senso e voci piene di calore
e le strofe languide di tutti quei cantanti
con le facce da bambini e con i loro cuori infranti.

E chi a 18 anni non ha bisogno di sentire delle voci calde, parole di buon senso e struggersi ascoltando quelle canzoni che fanno infrangere i cuori.
“Canzoni alla radio” brano del 1995 degli Stadio parla di come nasce per caso una canzone, ascoltando la radio…
con gli spot sono bravi a venderci i sorrisi,
e noi davvero chissà chi lo sa con quale voce parlare,
e così, così per caso nasce una canzone ...
E' la più bella di tutte,
si stacca piano dal cuore.
E' la più bella di tutte,
è una canzone d'amore.
E poi spiegano perché hanno inventato la radio, per…
le gite all'aperto,
i vestiti di seta,
le corse in bici sotto al cielo blu...
Un immagine bellissima, sole, natura spensieratezza e tanta voglia di vivere.
Lucio Dalla, nel 1990 con la sua “Le rondini” invece preferirebbe entrare dentro i circuiti della radio per volare lontano:
Vorrei entrare dentro i fili di una radio
e volare sopra i tetti delle città.
Incontrare le espressioni dialettali,
mescolarmi con l’odore del caffè.
Fermarmi sul naso dei vecchi
mentre leggono i giornali
e con la polvere dei sogni volare e volare
al fresco delle stelle, anche più in là.
Essere parte dell’etere e poter vivere in simbiosi con tutti, non è forse un bel sogno!
A livello internazionale i Queen nel 1984 incisero la canzone “Radio Ga Ga” che riprendendo il tema di “Video killed the radio star” dei Buggles, del 1979, che parlava di una stella della radio, un nome famoso, che perde popolarità con l’avvento dell’era della musica da vedere o meglio ancora, che la radio viene uccisa dal mondo delle immagini (famosi sono alcuni fotogrammi del video dei Buggles in cui si vedono esplodere delle radio, immagini riprese più tardi anche dai Duran Duran in un loro video).
“Radio Ga Ga” parla di come il video sta prendendo il posto dell’ascolto radiofonico e Freddy Mercury e compagni in quell’occasione si auguravano…
Speriamo che tu non ci lasci mai, vecchia amica
Abbiamo bisogno di te come di tutte le cose buone
Quindi rimani perché
Potremmo sentire la tua mancanza
Quando saremo stufi di tutti questi video
Hai fatto il tuo tempo, hai avuto il potere
Devi ancora vivere il tuo momento d'oro
Rad
io.
Lunga vita alla radio...

Gli O.R.O. nel 1996 con “Onde radio” parlano della radio nata contro l’odio e solo per amore:
Onde radio, onde radio nuove
Onde solo per amore
Onde radio che parlano di libertà
Dove il mondo non cambia mai
Una voce per chi microfoni non ha
E ha bisogno di urlare come noi…

E nel 2004 con “Con la radio in sintonia” lo stesso gruppo faceva una riflessione:
Quando sfiori il mondo con la radio in sintonia
se guardi nella Luna vedi il Sole…
La radio ti lascia libero di pensare, di provare sensazioni, di osservare anche i riflessi e le nuance.
Ma chiudiamo questo excursus tra le canzoni che parlano di radio, che ci auguriamo possa essere ampliata con altri estratti di canzoni da parte degli assidui ascoltatori di Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano, con quello che è la canzone simbolo, l’inno delle prime radio libere italiane.
Era l’anno 1976 ed Eugenio Finardi scriveva il testo de “La radio” che parla di quello che stava succedendo in Italia in quel momento, la nascita delle prime radio libere, ma libere veramente, testo che racchiude in se quello che è il vero significato di fare e ascoltare la radio:
Quando sono solo in casa e solo devo restare
per finire un lavoro o perché ho il raffreddore
c’è qualcosa di molto facile che io posso fare
accendere la radio e mettermi ad ascoltare.
Amo la radio perché arriva dalla gente
entra nelle case e ci parla direttamente
se una radio è libera ma libera veramente
piace anche di più perché libera la mente.
Con la radio si può scrivere leggere o cucinare
non c’è da stare immobili seduti a guardare
forse è proprio quello che me la fa preferire
è che con la radio non si smette di pensare.
Amo la radio perché arriva dalla gente
entra nelle case e ci parla direttamente
se una radio è libera ma libera veramente
piace anche di più perché libera la mente.

Viva la radio!

Salvo Rallo

domenica 30 novembre 2008

Affinità di intenti, reciproca stima e considerazione!

A poco più di trent'anni dall'esordio delle radio libere, ci siamo resi conto che la società è cambiata e oggi ci chiede un resoconto di quella stagione, di quella “fantastica avventura” che ci ha visto partecipi assieme a migliaia di altri appassionati di radio in tutta Italia. L'idea di mettere in Rete questo Blog non è quindi un’operazione vintage, anche se inevitabilmente il ricordo delle avventure, delle conquiste legate alla radio è dominante; ma è l’unico modo per parlare della nostra storia, della storia della nostra nazione, attraverso l’avventura chiamata Radio. Parlando anche di tutte quelle persone che hanno legato il loro destino a questo affascinante fenomeno...
Abbiamo iniziato a parlare di quegli amici che sono stati importanti per la crescita della nostra emittente e continueremo a farlo, perché è importante ricordare chi ci ha sostenuto e continua a farlo. Perché l’Etere è una vera passione, un vero culto, e molte persone hanno dedicato gran parte della loro vita, del loro prezioso tempo, rinunciando a divertimenti, trascurando la propria famiglia, per far vedere o far ascoltare qualcosa di diverso al pubblico. Per rendere la gente sempre più libera, per essere più informata, per essere in condizione di pensare con la propria testa, per avere un proprio giudizio, per esprimere le proprie scelte e le proprie opinioni, questo grazie ai tanti mezzi di comunicazione oggi disponibili.

Giuseppe Schilleci è l’amico di cui vogliamo parlarvi. “Pino” per gli amici praticamente è un genio dell’elettronica, lui modesto per com’è, dice che non è vero, ma noi possiamo solo confermarlo. Ma Pino non è solo questo, è una bella persona, seria, piena di bontà e altruismo, un signore di altri tempi. Sempre disponibile a dare una mano a chi chiede aiuto e collaborazione. Come si lega la sua storia con Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano è semplice da spiegare. Inizia la sua attività lavorativa a Marineo negli anni settanta come radiotecnico. Ben presto la sua bravura viene riconosciuta da tutti, non solo a Marineo ma anche nei centri vicini. Nel 1976 nascevano le prime radio e televisioni libere locali. La radio era già in funzione nella nostra cittadina, mentre mancavano i segnali delle televisioni locali. Proprio da questa constatazione partì l’interesse di Pino verso questo nuovo mondo che si affacciava all’orizzonte. La sua genialità fece il resto, trovando terreno fertile anche in altre persone che chiamò a collaborare con lui. Partecipando all’installazione del traliccio in montagna per la ripetizione del segnale della prima emittente radiofonica provinciale che aveva sede a Marineo, progettò in che modo poteva offrire alla gente la possibilità di vedere i tanti canali televisivi che trasmettevano nella città di Palermo e che non erano visibili nella zona di Marineo. Come per la radio, sino a quel momento arrivava solo il primo e il secondo canale della RAI. Pino fece quindi la scommessa di dare la possibilità di vedere altre programmazioni televisive. Grazie alla sua idea di libertà, mise a disposizione le sue conoscenze di elettronica, per costruire, in sinergia con una ditta elettronica di Palermo, delle apparecchiature di alta frequenza, chiamati “ponti caldi”, che in pratica erano dei ripetitori banda-banda. Delle apparecchiature da installare in montagna che ricevevano il segnale con una semplice antenna, come un normale televisore, da Monte Pellegrino a Palermo o Monte Cammarata ad Agrigento, ritrasmettendolo in un'altra banda, spesso in fuori banda cioè in una frequenza non vedibile con un normale apparecchio televisivo e questo per avere un segnale più pulito. Pino aveva creato dei ponti di trasferimento come c’è ne sono tanti oggi in commercio, senza l’utilizzo di ricevitori, modulatori e amplificatori che in quel tempo non erano facilmente reperibili, perché eravamo solo agli albori di questo nuovo ed entusiasmante fenomeno chiamato radio e televisione libera. Trasmettendo con pochissima potenza e in fuori banda, il “genio” progettò dei convertitori-amplificatori che di fatto convertivano il segnale, riportandolo sulle frequenze che utilizzano i ricevitori delle televisioni, amplificandolo per poter essere visto senza alcun disturbo. Il progetto ebbe un grande eco e moltissime persone ebbero la possibilità di vedere i film più recenti, i concerti dei cantanti famosi, gli spettacoli registrati dal vivo, potendo partecipare ai ricchi giochi a premi che le televisioni locali trasmettevano, assieme a tutte quelle trasmissioni di informazione e cultura locale. Tutte trasmissioni impensabili per quei tempi di monopolio radio televisivo.
Nel 1985, quando progettammo di installare il nostro ripetitore non ci pensammo due volte a contattare Giuseppe Schilleci per avere dei consigli. Sicuramente con la sua esperienza, la sua preparazione, poteva aiutarci a realizzare nel migliore dei modi il ripetitore per la nostra radio. Ci dette lezione sulle antenne, sui tralicci, sui box da realizzare per ospitare le apparecchiature, sull’areazione degli stessi e su tante cose che in tanti anni di esperienza in montagna aveva imparato. L’esperienze di tanti anni di duro lavoro messe a disposizione di noi giovani ragazzi che avevamo intenzione d’intraprendere questa nuova avventura. Individuò anche il sito dove poter costruire il nostro box, un po’ più piccolo del suo, ma come egli stesso ci promise, tale da poterci entrare in piedi, perché chi va in montagna per lavorare sui ripetitori deve avere il giusto spazio. Infatti i box dei concorrenti, erano delle cabinette alte meno di un metro e per poterci lavorare era necessario stare in ginocchio o peggio ancora sdraiati per terra; e in aperta campagna se in estate poteva anche andare bene, in inverno, con la pioggia o la neve, erano guai seri. Pino è stato ed è tutt’oggi disposto ad ogni sacrificio per far rimanere in funzione tutte le apparecchiature a lui affidate nel corso degli anni da tante televisioni libere, sfidando ora le intemperie, ora il grande caldo. Non curandosi dei giorni di festa o dell’alternarsi del giorno e della notte. Tutto deve essere sempre perfettamente funzionante, il resto non esiste o meglio non può esistere, perché chi come Pino si occupa dell’Etere è sicuramente una persona particolare, un sognatore legato al cielo, non facilmente comprensibile da chi è lontano da questo mondo.
Fortunatamente, Pino sino ad oggi è stato con noi in tutte le battaglie che abbiamo dovuto sostenere. A volte complicate, come quando siamo stati vittime di furti o di sabotaggi per impedirci di trasmettere; e per far ripartire il segnale abbiamo utilizzato delle apparecchiature di riserva e la tanta esperienza di Pino. A volte più semplici, si fa per dire, come quando i fulmini hanno bruciato il ripetitore e abbiamo visto operare in montagna il nostro amico, con pochi attrezzi di fortuna, per riparare il guasto e farci ripartire subito. A conclusione, crediamo che la filosofia di vita per chi fa radio o televisione sia proprio che se qualcosa va storto non ci si deve abbattere perché con l’aiuto di un amico fidato tutto funziona e funzionerà sempre.
Grazie al nostro amico più fidato! Pino Schilleci, domani ci vedremo ancora in montagna perché ci saranno tantissime altre fantastiche avventure radiofoniche da compiere!

Salvo Rallo

venerdì 31 ottobre 2008

Ricordi che affiorano, nostalgia per i tempi che furono…

Il mondo al tempo delle prime radio e TV libere, a metà degli anni '70, era paragonabile alla conquista del west. L'etere era il west da conquistare e molti di noi erano i pionieri di questa conquista. Per i giovani di oggi è molto difficile riuscire ad immaginare quello che è successo in quegli anni, quel fenomeno rivoluzionario che cambiò la nostra vita. Chi ha meno di trenta anni, è nato e cresciuto con la radio e la televisione commerciale, con la televisione a colori, con mille canali di ogni genere, ascoltabili e vedibili con decine di mezzi diversi. Sembrerebbe che tutto fosse sempre esistito, ma facendo un passo indietro e ritornando al 1974, in Italia vi era una sola radio e una sola televisione, la RAI. Bisognerà aspettare il 1976 per iniziare a parlare del fenomeno delle “radio libere” e di quanti lo hanno reso possibile.
Raggiunta la nostra età è spontaneo ricordare la giovinezza, i ricordi affiorano e la nostalgia per i tempi che furono, fa da padrona. Vogliamo iniziare a parlare di quelle persone, che con la loro passione, la loro dedizione, la loro preparazione; perdendo ore, giornate, distruggendo le loro auto per arrivare in cima alle montagne per trasmettere quei segnali tanto auspicati dalla società di quel tempo e ai quali oggi ci siamo quasi assuefatti, hanno permesso che la sfida di quegli anni si trasformasse in realtà. Noi parleremo solo di quelle persone che hanno gravitato e gravitano ancora oggi attorno alla nostra Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano, ma parlando di loro, della loro esperienza, potremo ampliare il discorso e parlare di tutti quei pionieri dell’etere che hanno cambiato il volto della nostra Italia, affermando un diritto sancito dalla costituzione, ovvero la libertà di espressione delle proprie idee con qualunque mezzo disponibile.
Iniziamo a parlare del compianto Salvatore Muratore, tecnico di alta frequenza, scomparso alcuni anni fa in un incidente avvenuto in una stazione ripetitrice di Monte Pellegrino a Palermo, di cui nessuno oggi parla, ma che a nostro parere dovrebbe essere sempre ricordato. Iniziò la sua attività a Marineo, un centro che dista 25 km da Palermo, che ha sempre avuto un ruolo rilevante nel settore radiofonico, dove, nel 1976, nacque la prima emittente radiofonica provinciale siciliana; molti di noi in quegli anni iniziarono con lui l’esperienza radiofonica come speaker.
Nel 1980 nacque la nostra radio, Radio Studio Centro, trasmetteva come emittente zonale sulla frequenza dei 90,00 Mhz, con un trasmettitore che avevamo autocostruito e una antenna sul tetto della nostra sede che ci permetteva di raggiungere la zona compresa tra Marineo e Misilmeri. Come si incrocia la storia di Totò Muratore con quella di Radio Studio Centro è facile da spiegare. Nel 1982 per problemi di ordine tecnico abbiamo richiesto una sua consulenza e lui senza problemi iniziò ad occuparsi dell’alta frequenza della nostra emittente. Era così tanto l’amore per quella professione e la consapevolezza di poter dare un contributo con la sua arte, che non badò al fatto che eravamo coloro i quali eravamo fuoriusciti dalla sua radio per farne un’altra, anzi prese a cuore questa nuova creatura che nel frattempo cresceva.
Nel 1985, con un nuovo assetto societario, Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano intendeva estendere la propria zona di copertura a sud - est della provincia di Palermo e in zone della stessa città. Occupandosi di alta frequenza, cioè della produzione e della installazione di apparecchiature per la trasmissione dei segnali in FM, ci affidammo a Totò per la realizzazione del ripetitore. Totò Muratore era un nostro compaesano, lo conoscevamo sin dai nostri esordi radiofonici, ci ha visto crescere prima come speaker e poi come proprietari della nuova radio. Era preparato e molto professionale in questo lavoro, caratteristiche impensabili in quei tempi dove andava di moda il fai da te. Ci propose di sdoppiare la frequenza, lasciando il primo segnale sui 90,00 Mhz in trasmissione da Marineo centro e di accendere una nuova frequenza sui 102,500 Mhz in montagna, in contrada Costa Zita. Le apparecchiature che ci consigliò di installare erano all’avanguardia. Mentre quasi tutte le radio avevano un collegamento in Banda e cioè sulla frequenza 88-108 Mhz oppure, nel migliore dei casi, in fuori banda tra 52 e 68 Mhz, noi installammo un ponte professionale CBM a 1 Ghz sulle frequenze che oggi sono usate dai telefonini, sugli 800-900 Mhz. Il risultato fu stupefacente, ci ascoltavamo ovunque, abbiamo ricevuto delle relazioni di ascolto, che ancora oggi conserviamo gelosamente, dalla Campania, dall’Emilia Romagna e perfino dalla lontanissima Svezia. A contribuire al nostro successo fu anche un processore audio, uno storico Hiletron che lo stesso Totò ci fece acquistare perché, in anticipo sui tempi, come ci disse allora, una radio che si ascolta bene, con un segnale corposo, è più seguita e quindi vincente.
Ma la storia stava arrivando al triste epilogo. Era il 1987, a causa di un guasto al trasmettitore sui 90,00 Mhz pensammo che era giunto il tempo di fare un grande passo, cioè di allargare ancora il nostro bacino d’utenza verso la Città, sfruttando proprio quella storica frequenza. Era un venerdì di fine marzo, portammo l’apparecchiatura da Totò per ripararla e per porre le basi al nostro progetto. Ci saremmo rivisti, per avere il trasmettitore riparato e per pianificare quel tanto auspicato ampliamento della zona di copertura il mercoledì successivo, il primo di aprile, cioè dopo l’impegno che aveva preso con l’emittente Punto Radio che doveva trasmettere il suo segnale in Città. Chiedemmo a Totò, perché sapevamo pieno di lavoro in quanto l’eco della sua professionalità era nota in tutta la Sicilia e anche fuori, di non farci lo scherzo del pesce di aprile di non ripararci il trasmettitore. Lui era anche uomo di scherzo e si raccontavano parecchi aneddoti che lo riguardavano; tra tutti, quello della giornata in pieno inverno, con la neve in montagna, che venne scelta per installare delle antenne. Sul traliccio alto 25 metri, ci salì con la sigaretta in bocca e gli occhiali da sole, le antenne sulle spalle, dicendo alle persone che si trovavano con lui, preoccupate che quella non era la giornata ideale per lavorare in montagna, che proprio quella era la giornata ideale per quel tipo di lavoro.
Ma arriviamo a lunedì 30 marzo 1987, alle ore 20 ricevemmo una telefonata che ci annunciava la triste notizia… Totò Muratore era morto! La vita, a volte gioca brutti scherzi. A 32 anni morire folgorato a Monte Pellegrino, per una banale disattenzione, mentre esegui il tuo tanto amato lavoro di radiotecnico è una beffa alla vita. Chissà quante cose avrebbe potuto ancora fare Totò negli anni a venire, sia nella sua vita, sia nel settore radiofonico, sia per la nostra Radio. Il primo di aprile, quel pesce d’aprile Totò c’è lo fece, l’appuntamento con noi lo mantenne ma con lui siamo stati al suo funerale. Una nota, ovvero un sordo e cupo segnale si levò in quel momento da tutte le radio libere per dare l’ultimo saluto a chi aveva dato la sua vita per quell’amore incommensurabile chiamato Radio.
Salvo Rallo

giovedì 31 luglio 2008

Approccio alla “Sociologia della Comunicazione”

La radiofonia è la trasmissione e la ricezione a distanza di contenuti sonori che avvengono per mezzo di onde radio. Nei primi decenni l’invenzione venne distinta in radiotelefonia, la comunicazione sonora (tipicamente vocale) tra due o più persone, e in radioaudizione circolare, la diffusione di contenuti sonori alle masse che possono essere, una ripresa dal reale oppure una creazione, o anche una combinazione delle due. La radioaudizione circolare è stata quindi il primo sistema di diffusione del mezzo di comunicazione di massa più diffuso che oggi chiamiamo semplicemente radio, seguito, in ordine di tempo, dalla filodiffusione, dalla rete Internet, dalla televisione digitale via cavo, dalla radio e televisione digitale satellitare e dalla televisione digitale terrestre; domani, forse, anche della radio digitale terrestre. Per questo oggi rimane l'uso dell'aggettivo "radiofonico" per esprimere attinenza con la radio intesa come mezzo di comunicazione di massa anche se tale mezzo oggi non è più diffuso solo attraverso le onde radio. Radio libera è una espressione italiana indicante le emittenti radiofoniche nate dopo la liberalizzazione dell’etere del 1976. Non esisteva ancora Internet, quindi, aprire una radio libera o collaborare a una di esse per i giovani era uno dei pochi mezzi a loro disposizione per comunicare.
Oggi esistono i cosiddetti nuovi media (tutte le memorie ottiche come videodischi, CD-Rom, CD; la televisione digitale interattiva pay-per-view) che sono quei mezzi di comunicazione di massa sviluppatisi posteriormente alla nascita dell'informatica, che vivono in correlazione con essa integrando i media tradizionali e la loro principale peculiarità è l’interattività. Ma la frontiera è il nuovissimo many-to-many (molti a molti), dove attraverso la Rete e delle applicazioni specifiche, la comunicazione digitale permetterà una simultaneità intercognitiva delle esperienze collettive di tutti coloro che aderiranno a questa piattaforma.
Per messaggio s'intende il testo di una comunicazione che viene diretta da un emittente a un destinatario. Può essere scritto, cartaceo o telematico (lettera, telegramma, telefax, E-mail, SMS, MMS, Post), o vocale che, parlando al telefono, al microfono, viene ricevuto da un telefono, una segreteria telefonica oppure dalla radio. Quindi tutti i messaggi vengono veicolati da un canale, che varia a seconda del tipo di messaggio (i più comuni: la posta, i server di posta elettronica, i servizi di telefonia fissa o mobile, il telegrafo, l’etere). Il messaggio viene elaborato secondo una lingua o codice che deve essere noto al destinatario. Al messaggio segue la ricezione o risposta (feedback), tramite dispositivi automatici che cambiano a seconda del vettore usato.
Tutta questa premessa serve per parlare della sociologia della comunicazione, branca della sociologia che studia nel dettaglio le implicazioni socio-culturali che nascono dalla mediazione simbolica, con particolare riguardo all'uso dei mezzi di comunicazione di massa. Essa studia dunque la radio, il cinema, la televisione, la stampa e, più recentemente, appunto i nuovi media. Studiare i mezzi di comunicazione significa esaminare come lo stesso messaggio mediatico abbia, a seconda del contesto culturale, economico e sociale in cui viene ricevuto, conseguenze differenti sui gruppi sociali, come sui singoli individui che ne fanno parte. In altre parole si analizzano i modi in cui il messaggio è trasmesso, le tecniche per una corretta comunicazione, le conseguenze della loro fruizione, nonché le modalità per riconoscere quando la comunicazione non è corretta.
Per chi volesse approfondire la tematica, consigliamo di leggere i classici della sociologia della comunicazione, e i manuali redatti dagli autori: Anthony Gitlin; Erving Goffman; Alfred Schütz; John Baptist Thompson.
Salvo Rallo

lunedì 30 giugno 2008

Nuove libertà di Antenna

Il 28 Luglio del 1976 la sentenza n° 202 della Corte Costituzionale, sanciva la libertà di emissione radiofonica privata nel nostro paese.
Parecchi erano stati i tentativi da parte di semplici cittadini o di associazioni di avere “Libertà di Antenna”, ma con scarsi risultati. La prima esperienza di radio libera in Italia fu quella di Radio Sicilia Libera che trasmise da Partinico (PA) dal 25 al 26 marzo 1970, dopo solo 27 ore la Polizia intervenne e la chiuse. Tre anni più tardi saranno parecchie le emittenti che episodicamente e in maniera irregolare iniziano a trasmettere, contravvenendo alla legge vigente che garantiva il monopolio della RAI Radiotelevisione Italiana. Da questo contravvenire alla legge le radio furono “pirata” o “clandestine”.
Dal 1976 ad oggi parecchie cose sono cambiate e parecchie leggi hanno modificato lo scenario radiofonico privato italiano. Oggi sono in attività, sul territorio nazionale, circa 1200 emittenti radiofoniche che vengono ascoltate da oltre 37 milioni di persone, ogni giorno. Uno scenario inimmaginabile trentadue anni fa!
Ma non dobbiamo dimenticare anche che il novecento è stato il secolo che ha visto l’incontro tra il primo mezzo di comunicazione, la radio, e l’ultimo, Internet; un universo ancora tutto da scoprire con nuovi linguaggi, nuove pratiche di produzione e di fruizione del segnale. Un’ibridazione tra la radio e la Rete, un’altra scommessa per la radiofonia che si inserisce nel più ampio scenario digitale dove radio, telefonino, televisione, cinema e computer, si fondono in una nuova epoca tecnologica e culturale, quella delle tecnologie per la comunicazione e l’informazione o ICT (Information Communication Technology).

sabato 17 maggio 2008

Radio libera, idea di libertà

Tra i programmi in onda su Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano vi è “Domenica Cultura”, una trasmissione realizzata dai servizi speciali della Radio e della Due Erre Italia divisione Media. “Domenica Cultura” è un contenitore all’interno del quale vi sono spazi dedicati all’informazione, all’approfondimento su temi di cultura, attualità, politica, costume, società e anche di musica. Gli interventi vengono settimanalmente realizzati dalla redazione giornalistica dell’Emittente e da soggetti esterni. Tra le rubriche più seguite del programma vi è quella dedicata ai libri. Recentemente, abbiamo avuto il piacere di recensire un libro che parla di radio libere, dal titolo “Via Etere” Radio libera, idea di libertà, di Paolo Lunghi. Oggi sul nostro Blog vogliamo pubblicarne il testo integrale, per dare l’opportunità ai nostri appassionati lettori di “saperne di più”...
Ben trovati, oggi parleremo del libro di Paolo Lunghi “Via Etere” Radio libera, idea di libertà. Edito da Ibiskos Ulivieri - Il Frangipane - un libro dedicato…a quei noti ignoti degli anni '70 e ai 30 anni delle radio libere. Un libro affascinante e che ci tocca da vicino, perché molti di noi, hanno iniziato la propria esperienza radiofonica trent’anni fa, nel lontano 1977. Il libro è una sorta di radiocronaca della radio, che mette insieme aspetti socioculturali e socioeconomici di un cambiamento di costume e di vita nella nostra Italia.
Partendo da una tra le centinaia di piccole radio libere che sono sorte su e giù per l'Italia negli anni settanta, Paolo Lunghi traccia la storia non solo di un'emittente, Radio Empoli, ma di una piccola rivoluzione culturale. Così inizia la sua prefazione al libro l’On. Tana De Zulueta. Quella delle radio libere fu un sommovimento sociale di cui gli stessi protagonisti non erano del tutto coscienti. Erano partiti, come narra il libro, per divertirsi, per trovare nuovi modi di comunicare, e hanno cambiato il mondo!
L'esperienza diretta di Paolo Lunghi era dunque il modo migliore per raccontare... dei conduttori che erano assolutamente privi di esperienza, ma qualche idea, come scrive lo stesso Autore, ce l'avevano. Della nascita di nuovi modi di fare politica, di nuove esperienze giornalistiche, e soprattutto di nuovi spazi di libertà. L'esperienza delle radio libere ha rappresentato un percorso alternativo per chi, magari, era stato tentato da strade più perigliose, dalla droga alla lotta armata.
L’Etere, secondo gli antichi, è la parte più alta, pura e luminosa, dello spazio oltre il limite dell'atmosfera. Aristotele distinse l'Etere dall'aria ponendolo come quinto elemento, diverso dagli altri, eterno, immutabile, incorruttibile. Etere cosmico, ipotetica sostanza estremamente rarefatta, uniforme e imponderabile, presente in ogni parte dell'universo, attraverso il quale, si propagano le onde elettromagnetiche. Nel libro si parla della prima esperienza di radio libera. Fu realizzata nella nostra Sicilia da Danilo Dolci, che nel 1968 dopo il terremoto del Belice, creò proprio una radio libera che trasmise solo per poche ore, in quanto fu immediatamente sequestrata, ma quelle poche ore furono sufficienti a tracciare un solco fondamentale per l'inizio delle radio. Questa esperienza vissuta in un periodo storico difficile caratterizzato non solo dai problemi del terremoto, ma da situazioni che di per sé non favorivano la libertà di espressione e comunicazione, ha rappresentato nella nostra storia un punto di riferimento per la volontà e la voglia di cambiamento. Com'è stata significativa ed allo stesso tempo tragica, l'esperienza di Peppino Impastato che con Radio Aut, con le sue accuse e denunce contro la mafia, finì morto ammazzato. Perché la realtà, quella che conta, qui in Sicilia non cambia molto facilmente, ma necessitano esperienze di libertà di pensiero e parole, come quelle che escono dalle poche radio libere ancora presenti nel territorio.
Continua Lunghi nel suo libro “Via Etere” Radio libera, idea di libertà; passata l'epoca dello spontaneismo, alcune radio si sono consolidate, altre, tante, sono scomparse, e con loro, forse, una parte del vento di libertà che avevano rappresentato.
Per quanto riguarda la politica, l'esperienza delle radio libere non è stata capita e valorizzata fino in fondo. Una piccola radio può essere il luogo giusto per confronti veri e soprattutto può essere una sede dalla quale rendere conto al proprio territorio di elezione del lavoro in corso. Ma questo non avviene.
Da un punto di vista prettamente commerciale, la radio ha rappresentato un nuovo e fondamentale canale pubblicitario, accessibile a tutti, a piccoli commercianti, a negozianti, a piccoli artigiani, che proprio grazie alla radio locale, sono riusciti ad avere un serio posizionamento sul mercato, e quindi a creare e sviluppare la propria azienda.
Gli anni 80 sono stati caratterizzati da una maggiore presa di coscienza che ha portato ad uno sviluppo più professionale della radio. Purtroppo o per fortuna la radio iniziava a diventare “seria”, sempre che questo sia il termine appropriato. Chi avrebbe mai immaginato che il settore avrebbe visto tanti e tali sviluppi e cambiamenti!
La radio, comunque, avendo lasciato ovviamente l'aspetto pionieristico degli inizi, ha subito fondamentali trasformazioni tecniche culturali e sociali per adeguarsi al naturale cambiamento della cultura italiana e del mercato, pur avendo in un primo periodo pilotato questi cambiamenti, rappresenta sempre un fondamentale strumento per fare informazione, per capire le trasformazioni della società, un termometro per misurare l'aria che si respira nel paese.
La radio è stata anche per questo uno strumento, forse per qualcuno un pericoloso strumento difficilmente controllabile dall'alto, per informare e stimolare ad aprire i cervelli, un mezzo che oltre ad informare aveva ed ha una potente forza persuasiva, creando tendenze musicali, di costume e d'opinione. La radio ma più specificatamente il gran numero di radio, soprattutto le piccole radio sparse per la penisola, non potevano essere gestite e controllate da pochi eletti, quindi incontrollabili e pericolose all'interno di una democrazia non del tutto matura. Poche emittenti a carattere nazionale offrono ai potenti maggiori vantaggi in termini di controllo. Tra le novità di questi ultimi anni, è proprio l'ingresso nel settore dei grandi gruppi editoriali, che controllano la maggioranza delle emittenti nazionali. Questo, da un lato ha portato e porterà ad una maggiore competizione tra i grandi, ma per le piccole radio, alla faccia del pluralismo, saranno dolori.
Alle poche radio libere rimaste è toccato, e tocca tuttora, un compito gravoso: quello di rappresentare un antidoto allo schiacciante ed omologante monopolio mediatico di Rai, Mediaset e di altri gruppi editoriali a carattere nazionale. Quando la maggior parte delle risorse del settore audiovisivo sono in larga misura concentrate nelle mani di due soli contendenti è la libertà a rimetterci.
Parlare oggi di radio può sembrare scontato e probabilmente poco interessante, un argomento forse non adatto ai tempi in un periodo come questo di forte sviluppo tecnologico e multimediatico, improntato sul forte sviluppo dei nuovi media.
La radio del futuro non usa l'etere, ma il mezzo che sta sconvolgendo la storia: Internet. Su Internet non è ancora obbligatorio sottostare a nessuna particolare legge restrittiva per poter trasmettere, quindi le radio libere che stanno nascendo on line in questi nuovo secolo, sono davvero libere veramente.
La storia ritorna sempre, quei quattro amici di Radio Empoli, o, quei quattro amici di Radio Studio Centro, tanto per citarne un’altra, che hanno dato vita e sono stati i precursori e protagonisti di una fase storica e di un fondamentale cambiamento per la comunicazione, l'informazione, la cultura, il modo di fare politica, per l'idea stessa di libertà in Italia, forse non ci sono più, o perlomeno forse non ci sono più i presupposti e lo spirito dei diciott'anni, ma, come ritiene Lunghi, questo testimone può passare ad altri giovani che proprio grazie alle possibilità che le nuove tecnologie offrono, possano essere stimolati, per dar vita ad un altro cambiamento epocale nella storia di questo Paese.
E’ importante che le nuove generazioni - non che la nostra non sia più in grado, ci mancherebbe - si impegnino per questo, la cultura e tutto ciò che informa fa porre problemi e stimola per trovare soluzioni, è un potente, forse il più potente strumento per il mantenimento e il consolidamento di un sistema democratico, basato proprio sulla libertà dell'individuo che per essere libero veramente ha necessità di comunicare, essere informato, esprimere le proprie opinioni, poter valutare e decidere.
L'articolo 21 della Costituzione del nostro Paese è uno splendido esempio di libertà: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione…” Noi delle radio abbiamo creduto e creato molto nella libertà, questo di certo rimarrà nella storia d'Italia, e siccome è stato fatto, qualcuno può farlo di nuovo!
Di Paolo Lunghi “Via Etere” Radio libera, idea di libertà. Edito da Ibiskos Ulivieri - Il Frangipane un libro sicuramente da leggere!
Grazie per l’ascolto e al prossimo appuntamento con I libri di “Domenica Cultura”. Settimanale di informazione e approfondimento su temi culturali, d’attualità, politica, costume, società e musica, per saperne sempre di più… e meglio! Un’esclusiva di Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano. (Recensione a cura di Salvatore Rallo)
Per dare voce a chi non c’è l’ha, per saperne sempre di più e meglio contattateci. Daremo voce a chi non c’è l’ha e cercheremo di approfondire i temi che ci proponete sempre di più e meglio!
M. A. Rubino

mercoledì 30 aprile 2008

Sembrerebbe un “nulla di speciale”

Una piccola stanzetta buia con cartoni da imballaggio sui muri, due vecchi giradischi riadattati, un piccolo mixer realizzato in scatola di montaggio e un registratore a cassette.

Sembrerebbe un “nulla di speciale”, se non fosse l’inizio comune di molte radio libere tra le quali vi è certamente la nostra.
Un pezzo della storia d’Italia che dalla fine degli anni ’70 è arrivata ai giorni nostri.
“Non ci rendevamo conto di quello che in realtà stavamo facendo”… molti pionieri della radiofonia privata italiana la pensano allo stesso modo, ma la realtà è che siamo stati gli artefici di una rivoluzione culturale, che ha investito tutti i media e anche la società.
“Cambiò tutto, il modo di comunicare, la grafica, si ebbe più fantasia e si adottarono nuovi linguaggi. Si modificarono gli aspetti tecnici e quelli sociali.” Eppure tutti noi che in quel periodo facevamo la radio, non avremmo mai pensato che si potesse arrivare a tanto.
Mille e più antenne e tantissime storie di Radio… noi abbiamo iniziato a raccontare la nostra e continueremo a farlo in prima persona e cercheremo di farcela raccontare da chi ha creduto assieme a noi al progetto “Radio Studio Centro – Consorzio Radiofonico Siciliano”.
Ma ora vogliamo aprire le nostre porte e il nostro Blog pure a voi che ci seguite e avete delle storie di Radio da raccontare... Se volete parlarci di Radio non più in attività o della vostra storia legata a qualcuna di queste Emittenti fatelo, commentando questo Post.

Per inviarci materiali più consistenti quali foto, audio e quant’altro vi preghiamo di utilizzare la nostra mail:
radiostudiocentro@email.it

Salvo Rallo

lunedì 24 marzo 2008

La nostra Radio e i nostri ascoltatori

E' bello ricevere mail come quella che segue. Queste ci fanno capire che in trent'anni di attività radiofonica (festeggeremo nel 2010) qualche cosa di buono l'abbiamo fatta. Una idea, diventata realtà... una passione (per l'elettronica e la musica) diventata la vita di ogni giorno per noi e migliaia di persone che ci seguono dalle nostre frequenze e dal web. Grazie a questo magnifico mezzo, la radio, che è libero e vivo. Grazie a voi che siete da stimolo per migliorarci, sempre!
..."Scrivo perchè la scorsa settimana l'ho trascorsa tutta in Sicilia, ho sentito la vostra radio per la prima volta in un bar mentre facevo colazione e i 6 giorni consecutivi non ho più cambiato frequenza! Volevo cogliere l'occasione per complimentarvi con voi perchè avete scalette sempre molto gradevoli, per nulla scontate o ripetitive. Purtroppo io sono emiliana e, consultando il vostro sito ho visto che non trasmettete fin qui, è un vero peccato, siete stati la mia colonna sonora per tutta la mia permanenza in Sicilia e me ne rimarrà sicuramente un bellissimo ricordo! ... Complimenti di nuovo!! - Alessia"
Grazie ad Alessia e alla sua mail con la quale abbiamo inaugurato questo nuovo Blog.
Con l'occasione ricordiamo che Radio Studio Centro - Consorzio Radiofonico Siciliano da pochi giorni si può ascoltare in tutto il mondo grazie allo streaming dal sito web della Radio, un'altra grande conquista che arriva dall'emittente "creata a misura di chi l'ascolta"!
Salvo Rallo