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giovedì 30 aprile 2009

“Libere!”. In un libro, la storia delle radio libere italiane


E’ uscito Libere! - L'epopea delle radio italiane degli anni '70. Un libro che racconta la storia delle radio libere, private e locali italiane; un’epopea nata nella seconda metà degli anni ’70. L’autore è Stefano Dark, l’editore è Stampa Alternativa (Nuovi Equilibri).
In questo testo l’autore ci spiega il perché le emittenti si chiamavano libere e che cosa hanno rappresentato per le comunicazioni di massa italiane.
Una storia nutrita da tante storie e da tanti nomi che ha inizio nella seconda metà degli anni Settanta, del secolo scorso, quando si ha un nuovo valore di “libertà”, quello di poter trasmettere.
Si parte dalla nascita della radio in Italia e si apre con il nome di colui che viene considerato il padre della moderna radiofonia, Guglielmo Marconi. Si parla della radio durante il Fascismo, la guerra e la ricostruzione, per arrivare ai primi programmi di successo della monopolista Rai (Alto Gradimento, Per Voi Giovani, Bandiera Gialla), negli anni sessanta. Il modello dell’ente radiotelevisivo di Stato era obsoleto e i suoi limiti erano evidenti a tutti, specie ai più giovani. Le emittenti private invece avevano uno stile fresco e leggero e sapevano unire tanta buona musica con le parole di illustri sconosciuti, con voci “calde e suadenti”.
Un clima altamente contestatario era quello degli anni settanta! In un particolare contesto politico, caratterizzato da un fermento sociale e culturale, ma anche grazie ad una spinta tecnologica, con la commercializzazione degli apparecchi radio a transistor e la FM o modulazione di frequenza in stereofonia, si influenza la nascita delle prime emittenti libere italiane.
Anche la normativa da una mano, con la sentenza della Corte Costituzionale n. 202 del 26 luglio 1976 scoppia la stagione delle radio private e locali, e si infrange, di conseguenza, il monopolio della Rai. La Corte Costituzionale con questa sentenza dichiarò illegittimi gli articoli che non consentivano impianti di diffusione radio non eccedente l'ambito locale, in quanto, come si legge, negare la disponibilità all'iniziativa privata costituzionalmente sancita equivale a violare i principi di uguaglianza e la libera manifestazione del pensiero.
Ma l’Italia è un caso a parte rispetto al resto d’Europa per i modi, a volte pirateschi, per arrivare alla liberalizzazione dell’etere; senza una normativa seria e puntuale che è mancata. Ma solo in questa maniera si è potuto avere un pluralismo mass-mediatico e l’apertura ad un sistema concorrenziale, che è la via a un reale pluralismo nel Paese.
La nuova radio era innovativa, creativa e fucina di sperimentazione. Ha rivoluzionato i linguaggi e si è avvicinata alla gente e ai suoi bisogni, ma la politica questa rivoluzione non l’ha neppure capita.
Questa storia raccontata da Stefano Dark è densa di documenti e di testimonianze. Nelle pagine del libro si parla di radio impegnate e di evasione, stazioni religiose e antenne di servizio, ma anche di controinformazione, partecipazione e del Settantasette; delle grandi radio delle metropoli ma anche quelle piccolissime della più remota provincia.
Mille canali che affollavano un etere che era un Far West radiofonico.
Nostalgico, per noi che facciamo radio il paragrafo coi nomi delle radio di un tempo, i cosiddetti “cento fiori”, e dei personaggi “famosi”, nonché, alla fine del libro, “l’indice delle radio”.
Libere! - L'epopea delle radio italiane degli anni '70 si rivolge non solo a tutte le persone che hanno vissuto e vivono nell’ambiente radiofonico, ma anche a chi vuole conoscere meglio l’Italia di ieri e di oggi.
A più di trent’anni da quel fenomeno, oggi sono davvero poche le radio libere che ancora resistono, ma comunque bisogna dire che tutte hanno lasciato una traccia indelebile.